Palermo: sette luoghi per un viaggio nel tempo

di Samantha De Martin

Sette tappe per un viaggio nel tempo attraverso 2600 anni di storia. Anche se la primavera che avanza potrebbe spingere qualcuno verso le acque cristalline della spiaggia di Mondello, c’è una Palermo inaspettata, lontana dai soliti percorsi, che attende di svelarsi ai viaggiatori più curiosi.

Oltre alla Cattedrale, a Palazzo dei Normanni, al Duomo di Monreale, tutto luce e mosaici, all’Orto botanico, alle chiese dalle linee arabeggianti, ci sono destinazioni insolite da scoprire prima di lasciarsi travolgere dall’allegria della “Vucciria”, di “Ballarò” e del “Capo”, i tre mercati più grandi della città.

Qualche peccato di gola prima iniziare la visita è concesso. Panino con la milza, sfincione, panelle, crocché e arancine tanto per cominciare. E via alla scoperta della città adagiata nella Conca d’oro, che fu “fiore” (Zyz) per i Fenici, Panormos (“tutto-porto”) per i Greci, Balarm per gli Arabi.


I Qanat

È lungo i Qanat che la traccia lasciata dagli Arabi in città è evidente. Questi canali sotterranei, realizzati attraverso una tecnica persiana, servivano per portare acqua in superficie, intercettando le falde naturali del terreno.

A Palermo se ne trovano vari, risalenti a diversi periodi, lungo un arco temporale che oscilla tra la dominazione araba e quella normanna. Attualmente sono tre quelli visitabili grazie a tour guidati, accompagnati degli speleologi: il Gesuitico Alto (XVI secolo), il Gesuitico Basso (o Vignicella), e l’Uscibene.


La chiesa della Martorana

Nella centralissima Piazza Bellini sorge la Chiesa della Martorana. Nel 1098 i Normanni entrarono in possesso della città e del resto dell’isola, confermando Palermo capitale della Gran Contea di Sicilia e poi del Regno di Sicilia. La chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio (appunto “La Martorana”) fu costruita, assieme alla Cappella Palatina, sotto il governo di Ruggero II, quando la città raggiunse il massimo splendore.

Questo edificio bizantino e normanno del Medioevo esprime al meglio il crogiolo di culture e stili che travolsero la città nei secoli. La chiesa fu fondata nel 1143 per volere di Giorgio d’Antiochia, ammiraglio siriaco di fede ortodossa al servizio del re normanno Ruggero II.

Costruita da artisti secondo lo stile siculo-normanno, si trovava nei pressi del vicino monastero voluto dalla nobildonna Eloisa Martorana per le “nobili signore dell’ordine di San Benedetto” e dalla quale prese il nome.

La Chiesa della Martorana | Foto: crilaman via Pixabay

Le catacombe dei Cappuccini

Uno spettacolo macabro svela il volto di una Palermo antica, a cavallo tra il XVII e il XIX secolo.

Siamo nelle Catacombe dei Cappuccini, un luogo sospeso tra la vita e la morte, nato per la sepoltura dei frati Cappuccini che si stabilirono in città, presso la chiesa di Santa Maria della Pace, nel 1534.

Presto la fossa comune nella quale i frati seppellivano i propri confratelli divenne insufficiente, così nel 1597 decisero di dotarsi di un cimitero più grande, iniziando lo scavo delle Catacombe.

Quando i frati traslarono le reliquie dalla prima fossa alla nuova sepoltura, si accorsero che quarantacinque corpi erano rimasti intatti, grazie a un processo di mummificazione naturale. In seguito a questo episodio, interpretato come un segno della benevolenza celeste, i frati decisero di non seppellire più i defunti, ma di esporre i loro corpi in piedi, dentro nicchie poste attorno alle pareti del primo corridoio delle Catacombe.


Villa Palagonia

Salite in auto e puntate verso Bagheria. Bastano 30 minuti per raggiungere Villa Palagonia, l’eccentrica dimora costruita nel 1715 per volere di Don Ferdinando Gravina e Crujllas, principe di Palagonia.

Per i viaggiatori del Grand Tour era “il luogo più originale del mondo”.

E lo era senza dubbio. Come la definireste una casa con il soffitto ricoperto di specchi, popolata da animali fantastici, figure antropomorfe, nani, musicanti, pulcinella, cavalli con mani d’uomo, corpi umani con teste equine, scimmie deformi?

“I piedi delle sedie sono segati inegualmente, in modo che nessuno può prendere posto e, davanti all’entrata, il custode del palazzo invita i visitatori a non fidarsi delle sedie solide perché sotto i cuscini di velluto nascondono delle spine”. Parola di Goethe.

Villa Palagonia | Foto: mbscuola da Pixabay

La Palazzina cinese

Immersa nel parco della Favorita, questa residenza in stile orientale sancisce l’incontro tra il neoclassicismo e il richiamo dell’oriente nella storia dell’architettura palermitana.

Fu re Ferdinando III di Borbone, nel 1799, a fare costruire questa dimora con gli appartamenti distribuiti su tre piani.

Da non perdere: la sala da ballo e la saletta delle udienze decorate da Velazquez, nel seminterrato, e la sala da pranzo con l’ingegnosa “tavola matematica” del Marvuglia, un tavolo “magico” che permette di sollevare le portate dal piano inferiore.

La Palazzina cinese | Foto: tato grasso via Wikimedia Commons

Palazzo Abatellis

Uno straordinario esempio di architettura gotico-catalana, sede, dal 1954, della Galleria Regionale della Sicilia. Benvenuti nel quattrocentesco Palazzo Abatellis, antica residenza di Francesco Abatellis, maestro Portulano del regno, e sede un tempo del monastero femminile di Santa Maria della Pietà.

Fateci un salto per curiosare tra le numerose opere d’arte custodite nelle sue sale, in primis l’Annunciata di Antonello da Messina. Questa Madonna, tra le più belle della storia dell’arte, vale senza dubbio un viaggio a Palermo.

Antonello da Messina, Annunciata, 1475, Olio su tavola, 34.5 x 45, Palermo, Galleria regionale di Palazzo Abatellis

Il Museo internazionale delle marionette

Istituito nel 1975 dall’Associazione per la conservazione delle tradizioni popolari, il Museo internazionale delle marionette Antonio Pasqualino è dedicato all’Opera dei pupi dichiarata dall’Unesco Capolavoro del patrimonio immateriale e orale dell’Umanità.

Ad accoglierlo è l’ex Hôtel de France, un edificio di grande interesse architettonico e storico, nel centro antico di Palermo.

Ad accogliervi saranno gli immancabili pupi siciliani, ma anche i Pupi napoletani e quelli provenienti da Bruxelles e Liegi, ombre e burattini cinesi, il Ningyo Johruri Bunraku giapponese e le marionette acquatiche del Vietnam, le scenografie di Renato Guttuso e i pupazzi di Enrico Baj.

Il Museo offre visite guidate e spettacoli anche su richiesta.

Marionette | Foto: Hans Braxmeier da Pixabay

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