Subiaco, un borgo tra acqua e cielo

di Samantha De Martin

Quando la nebbia si adagia sul monastero di San Benedetto, l’esperienza del viaggiatore nel borgo di Subiaco diventa mistica. Siamo nella terra del santo che affidò a due parole semplici (“Ora et labora”) le regola dell’esperienza monastica.

Da Roma raggiungiamo il borgo, disteso sotto la Rocca Abbaziale di origine medievale, in circa un’ora d’auto. E da quando mettiamo piede in questo cantuccio tutto quiete e natura, puntando gli occhi alla “valle sacra”, non vorremmo mai lasciarlo.

Intorno al paese – che prende forse il suo nome dai resti, ancora oggi visibili, della villa che l’imperatore Nerone fece costruire “sub lacum” (‘presso il lago’) sbarrando il fiume Aniene – dovevano sorgere i 12 monasteri fatti costruire da San Benedetto.

Il santo di Norcia si era trasferito a Subiaco da Roma assieme alla sorella Scolastica per compiere gli studi, ma rimase a tal punto sconvolto dalla vita dissoluta della città che decise presto di abbandonare la casa e i beni paterni per intraprendere la vita monastica.

Il monastero di Santa Scolastica

Dei monasteri voluti da San Benedetto nella valle sublacense, l’unico sopravvissuto ai terremoti e alle distruzioni saracene è quello di Santa Scolastica. Attualmente vi abitano una ventina di monaci. Aspettiamo l’orario di visita per farci un salto.

Tra il chiostro gotico e quello rinascimentale, il campanile dell’anno Mille, il tempo sembra sospeso. Basta non andare di fretta per apprezzare, nel giardino interno, la cisterna realizzata con i marmi della Villa di Nerone e alcuni affreschi che ricordano gli episodi più significativi della vita di Benedetto: il miracolo della falce, la guarigione del monaco pigro, il tentativo di avvelenamento di Benedetto da parte di alcuni monaci presso Vicovaro.

Il fascino del monastero di Santa Scolastica è accresciuto dal fatto che, nel 1465, i due chierici tedeschi A. Pannartz e C. Sweynheym vi impiantarono la prima tipografia italiana, che arricchì la Biblioteca già esistente di incunaboli e di libri di grande valore.

L’ingresso del monastero di Santa Scolastica (Foto di Samantha De Martin)

Nella grotta di San Benedetto

È il momento di raggiungere il monastero di San Benedetto o del “Sacro Speco”, la grotta che per tre anni accolse il santo eremita.

In realtà il monastero fu costruito 500 anni dopo la morte di Benedetto, attorno a questa grotta, ancora visibile, nella quale il santo di Norcia trovò rifugio.

Un consiglio: se siete amanti delle passeggiate nella natura lasciate l’auto nel parcheggio del monastero di Santa Scolastica e proseguite a piedi lungo un sentiero facile, ben segnalato nel bosco, che vi accompagnerà direttamente al Sacro Speco.

Il monastero di San Benedetto a Subiaco (Foto di stefanom1974 via Pixabay)

C’è qualcosa di magico in questo luogo che avvolge i viaggiatori nella sua pace sciogliendo i pensieri.

Incastonato come una gemma nella parete rocciosa del Monte Taleo, il Santuario del Sacro Speco è saldo. Da quasi mille anni custodisce uno dei luoghi più significativi della spiritualità benedettina: la grotta in cui all’inizio del VI secolo il giovanissimo San Benedetto da Norcia visse da eremita, seguendo l’esempio dei padri anacoreti.

In questo angolo sperduto di mondo si percepisce ancora il senso autentico della fuga mundi di San Benedetto, fondamento di ogni scelta di vita monastica.

Oggi il Monastero si compone di due chiese sovrapposte e di diverse cappelline che seguono l’andamento della parete di roccia a cui la struttura è addossata.

Nel visitarlo l’emozione è forte. Sorprendono i pavimenti in stile cosmatesco e gli affreschi di scuola senese e umbro-marchigiana del 1200-1300 con scene tratte dalla Passione, dalla vita della Madonna e dello stesso San Benedetto. Assomigliano a fumetti ante litteram dove lentamente il latino lascia il posto al volgare.

Affresco nel monastero di San Benedetto, con alcuni graffiti di antichi viaggiatori (Foto di Samantha De Martin)

Breve trekking verso la chiesetta di San Biagio

Prima di riprendere la discesa verso il borgo di Subiaco ci inerpichiamo lungo la salita nel bosco che, alle spalle del monastero, conduce, in una ventina di minuti, alla Chiesa di San Biagio.

Qui le Suore Figlie di Maria Ausiliatrice hanno dato vita a una casa di preghiera. Un luogo completamente immerso nella natura dove gli ospiti sono i benvenuti e il silenzio è sacro.

Giusto il tempo di una preghiera in una delle cappellette immerse nel giardino, con lo sguardo perso tra alberi e fiori profumati.

Acqua cristallina nei pressi del lago di San Benedetto (Foto di Samantha De Martin)

“I caraibi di Roma”

Riprendiamo la discesa, recuperiamo l’auto al monastero di Santa Scolastica e puntiamo al borgo di Subiaco.

Non senza prima aver fatto una passeggiata intorno alla cascata e al laghetto di San Benedetto, parte del Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini, un’esperienza da non perdere, tra specchi d’acqua cristallina e un silenzio che ristora.

Insomma, basta una giornata per godere appieno delle bellezze del borgo di Subiaco, con i suoi monasteri e la natura incontaminata.

Il laghetto di San Benedetto (Foto di Ra De Luca da Pixabay)

Breve sosta nel paese delle modelle

Prima di rientrare a Roma, facciamo una piccola sosta ad Anticoli Corrado, a una ventina di minuti da Subiaco in direzione della capitale. Appollaiato su un costone dei monti Ruffi, sospeso sulla valle dell’Aniene, Anticoli è anche conosciuto come “Il paese degli artisti e delle modelle”.

Le donne del paese, apprezzate per la loro bellezza, posavano infatti per diversi pittori. Alcune di loro come Pasquarosa, nata alla fine dell’Ottocento, erano anche pittrici. Molti artisti affittarono le stalle del paese trasformandole in abitazioni e studi. E così basta una passeggiata tra le stradine acciottolate che si inerpicano verso la piazza centrale per rivivere l’atmosfera cara a Luigi Pirandello, a suo figlio Fausto, al poeta spagnolo Rafael Alberti o allo scrittore Ignazio Silone.

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