Di solito viaggiare significa superare i confini emotivi della propria comfort zone. Ma quando si viaggia all’estero accompagnati dal proprio animale, cane o gatto che sia, la sfida si sposta dal piano emotivo a quello normativo. La libera circolazione all’interno dell’Unione Europea con gli animali è una conquista che diamo per scontata, ma basta varcare un confine extra-Ue perché la burocrazia diventi un labirinto di certificati, richiami e test clinici.
Muoversi dentro l’Europa: il Passaporto Ue
Per viaggiare all’interno dei 27 Paesi membri (ai quali si aggiungono anche Norvegia, Islanda e Svizzera), le regole sono armonizzate ma rigide. Il documento cardine è il Passaporto europeo per animali da compagnia, rilasciato dai servizi veterinari dell’ASL.
Per ottenerlo, sono necessari tre requisiti inderogabili:
- Microchip: Deve essere conforme allo standard ISO 11784/11785. L’identificazione deve avvenire prima o contestualmente alla vaccinazione.
- Vaccinazione Antirabbica: Deve essere in corso di validità. Se è la prima vaccinazione, devono trascorrere almeno 21 giorni prima di poter varcare la frontiera.
- Età: È vietato il movimento di cuccioli di età inferiore alle 12 settimane che non abbiano ancora ricevuto il vaccino.
A tutto questo si aggiunge un’ulteriore precisazione. Se la destinazione è l’Irlanda, Malta, la Finlandia o la Norvegia, è obbligatorio il trattamento contro la tenia (Echinococcus multilocularis), da effettuare tra le 24 e le 120 ore prima dell’arrivo.
Frontiere extra-Ue, un’incognita
Quando si esce dai confini comunitari, il passaporto non basta più. In questo caso è necessario il Certificato internazionale di esportazione, un documento emesso dall’ASL che attesta la buona salute dell’animale. Tuttavia, ogni Paese ha le sue regole. Alcuni (come il Giappone e l’Australia) impongono quarantene o test specifici. Il consiglio che vi diamo è quello di consultare sempre il sito ufficiale dell’ambasciata del Paese di destinazione o il portale della IATA per le regole delle compagnie aeree.
Il vero ostacolo: il rientro in Italia
L’errore più comune non è partire, ma tornare. Se viaggiate verso un Paese con una situazione sanitaria “a rischio” (molti paesi africani, asiatici e sudamericani, ma anche qualche paese europeo), per rientrare nella Ue è obbligatoria la titolazione degli anticorpi per la rabbia.
- Il test: Consiste in un prelievo di sangue da effettuare almeno 30 giorni dopo il vaccino.
- La trappola: Se non lo eseguite prima di lasciare l’Italia (presso laboratori certificati), potreste dover attendere tre mesi all’estero prima di poter rimpatriare l’animale.
Attenzione: Le liste dei “Paesi a basso rischio” (Allegato II del Reg. UE 577/2013) vengono aggiornate periodicamente. Paesi come la Turchia o la Serbia hanno spesso regimi variabili: verificate sempre la lista aggiornata sul sito del Ministero della Salute prima della partenza.
Viaggiare con un animale non è impossibile, ma richiede la precisione di un cronista. La pianificazione deve iniziare almeno tre mesi prima del check-in. Solo così il confine smette di essere un muro e torna a essere una linea da attraversare. Con il tuo cane.


