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Giappone segreto. I luoghi del silenzio tra vulcani e spiriti della natura

di Redazione
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C’è un Giappone che parla a voce alta, fatto di luci al neon, grattacieli futuristici e stazioni ferroviarie in cui l’umanità scorre al ritmo perfetto dei cronometri atomici. E poi c’è un Giappone che parla sottovoce, o che forse non parla affatto, preferendo affidare il suo racconto al fruscio del vento tra i cryptomerie secolari e al vapore di acque termali riscaldate dal cuore vulcanico della terra. Di spiritualità. È la dimensione dei “Luoghi del Silenzio”: una mappa dello spirito che si svela a chi decide di allontanarsi dai soliti itinerari per cercare qualcosa di più profondo di una semplice fotografia.

Tohoku: dove la montagna insegna a rinascere

Basta spingersi nella prefettura di Yamagata, nel nord dell’isola di Honshu, per percepire il cambio di frequenza. Qui si erge la sacralità solenne delle Tre Montagne di Dewa: Haguro, Gassan e Yudono. Non sono semplici mete escursionistiche, ma i capisaldi dello Shugendo, un’antica pratica sincretica di ascetismo montano. Per gli yamabushi, i monaci guerrieri che percorrono questi boschi d’abeti da più di un millennio, le tre vette rappresentano un percorso catartico: la nascita, la morte e la rinascita spirituale. Immergersi nei programmi di integrazione con la natura promossi da Yamabushido significa letteralmente spogliarsi del superfluo, mettersi in cammino nel silenzio e ritrovare quell’equilibrio psico-fisico che la frenesia cittadina tende a sgretolare.

Tempio sul monte Haguro

Salendo ancora più a nord, fino all’isola di Hokkaido, la sacralità assume i tratti ancestrali della cultura Ainu. Il Monte Asahidake, vulcano attivo e vetta più alta del Parco Nazionale di Daisetsuzan, viene chiamato da questo popolo indigeno Kamui Mintara: “il parco giochi degli dèi”. Da metà giugno a settembre i sentieri accolgono gli amanti del trekking in cerca di vedute mistiche; ma è durante l’autunno, nel periodo del foliage, che il vulcano regala una scenografia commovente. Guardare le sfumature rosse e dorate dalla cabinovia Daisetsuzan Asahidake Ropeway significa osservare una natura selvatica e incontaminata che chiede soltanto di essere rispettata.

L’energia del lago Biwa e l’Isola degli Dèi

Il viaggio nel silenzio giapponese passa inevitabilmente per l’acqua. Il lago Biwa, il più grande e antico del Paese, è storicamente considerato un power spot, un luogo di concentrazione di energia positiva. Attraversarlo in kayak o percorrendo in bicicletta i 200 chilometri del circuito Biwaichi significa collezionare capolavori naturali e architettonici: dal maestoso Castello di Hikone al Tempio Enryakuji, patrimonio UNESCO incastonato nel verde.

Il Lago Biwa © JNTO

Ma il vero cuore spirituale del bacino è l’isola di Chikubu. Inabitata dall’uomo, quest’isola fluttuante è pervasa da un’aura quasi palpabile. Tra la folta vegetazione nasconde il tempio buddista Hogonji, fondato nel 724, e il santuario Tsukubusuma-jinja, eretto nel 420 e riconosciuto Tesoro Nazionale. Si dice che la forza magnetica di questo luogo sia capace di esaudire i desideri più intimi di chi vi giunge con cuore puro.

Vulcani, memorie e la festa dei tamburi

Scendendo a meridione nell’isola di Kyushu, la prefettura di Kumamoto mette a nudo la forza generatrice e distruttiva del pianeta. La caldera del Monte Aso, inserita nel Parco Nazionale Aso-Kuju, regala paesaggi sconfinati e stazioni termali di rara suggestione come Kurokawa Onsen. È una terra vulcanica che sa però anche rigenerarsi: il santuario Aso-jinja, fondato nel 281 d.C. e gravemente ferito dal sisma del 2016, ha visto nel 2023 il completo restauro del suo iconico cancello, tornato a splendere a testimonianza della straordinaria resilienza di questa comunità.

Ma il silenzio del Giappone trova il suo perfetto contrappunto nella festa rituale, laddove la quietudine accumulata esplode in energia pura. Città di cultura come Morioka (già segnalata dal New York Times tra le mete imperdibili) celebrano ad agosto il festival Morioka Sansa Odori, dove migliaia di tamburi taiko risuonano in simultanea in una parata da Guinness dei Primati. Poco distante, ad Aomori, il festival Nebuta di Hirosaki fa sfilare maestosi carri allegorici e lanterne tridimensionali tra le grida tradizionali della gente. È la prova provetta che in Giappone silenzio e festa non si contraddicono, ma sono due facce della stessa profonda venerazione per la vita.

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