Green pass sì, green pass no. Dopo la decisione del presidente francese Emmanuel Macron, anche in Italia potrebbe essere utilizzata la certificazione “verde” non solo per varcare i confini nazionali o per i matrimoni, ma anche per aerei, treni e ristoranti. L’obiettivo è quello di frenare la diffusione delle varianti, in particolare la Delta. La discussione è arrivata anche sul tavolo del governo che, con il Cts ha avviato la fase di studio. La riunione della cabina di regia è prevista a giorni e una decisione potrebbe arrivare agli inizi della prossima settimana. No al modello francese, sì ad una “via italiana” all’uso del green pass.
Il modello all’italiana prevederà sicuramente l’obbligo di green pass per tutte quelle attività che prevedono affollamento. E ciò renderà possibile far entrare un maggior numero di persone negli stadi, ma anche ai concerti, nei teatri e nei cinema con l’obiettivo di raggiungere (magari non subito, la capienza del 100%. Potrebbe diventare obbligatorio anche per partecipare a eventi pubblici e convegni, oltre che – come già accade per i banchetti nuziali.
Treni e aerei
Molto probabilmente per viaggiare anche nel territorio nazionale su mezzi pubblici di media e lunga percorrenza (aerei e treni), sarà necessario avere certificazione, anche se sono dotati del sistema di areazione verticale. È invece improbabile che l’obbligo scatterà anche per il trasporto pubblico locale dove però dovrebbe rimanere l’obbligo di distanziamento e ingressi contingentati.
Il dubbio sui ristoranti
Per mangiare al ristorante quasi sicuramente non ci sarà obbligo di certificazione per mangiare all’aperto. All’interno del governo, però, si discute la possibilità di introdurre l’obbligo al chiuso. È quasi scontato che questo obbligo verrà introdotto per le zone arancioni e rosse.
Tamponi e quarantena
Una mini quarantena di cinque giorni – come quella già imposta nei confronti di britannici o italiani che rientrano dal Regno Unito – potrebbe essere applicata anche a chi entra (o rientra) da paesi Ue a rischio. Così potrebbe scattare l’obbligo (anche se provvisti di green pass) dell’autoisolamento per chi giunge da Spagna, Portogallo, Malta e forse anche Olanda e Cipro.
Green pass? Sì, ma solo dopo la seconda dose
Non è ancora sicuro, ma il governo potrebbe modificare la normativa sul rilascio del green pass per i vaccinati. Infatti, se per il momento la certificazione verde viene rilasciata 14 giorni dopo la prima dose, da fine luglio potrebbe essere validata solo al termine del percorso vaccinale, cioè dopo la seconda dose (o comunque dopo la prima per chi si è vaccinato o si vaccinerà con il siero prodotto da Johnson & Johonson.
Le tempistiche
Il governo dovrebbe approvare il nuovo giro di vite attraverso un nuovo decreto entro fine mese se non già entro la fine della prossima settimana. Ed è probabile, a questo punto, una proroga allo stato d’emergenza per altri due o tre mesi.


